Punta Marguareis

Il tetto delle Alpi Liguri

La parete nord del Marguareis | G. Bernardi

Quando ci sali, prima o poi scopri che il Marguareis sono tre montagne.

La prima è quella che puoi vedere e anche amare perdutamente dopo un giorno soltanto. Per conoscere la seconda, la montagna buia che le sta nel cuore, ci vuole del tempo, e Tempo si chiama chi l’ha progettata. La terza sta oltre la seconda e di lei si sa soltanto che non la conosce nessuno.

Così descrive la montagna più alta delle Alpi Liguri e il mondo sotterraneo e umano che la circonda lo speleologo Andrea Gobetti ne L’ombra del tempo. Non è un caso che punta Marguareis dia il nome all’intero Parco naturale: ne rappresenta il centro e il cuore e, con la sua vetta a forma di cupola, costituisce un importante nodo da cui si originano gli spartiacque che dividono le alte valli Roya, Pesio e Tanaro.

La vetta del Marguareis è il coronamento di un susseguirsi di cime: nella sua solenne cresta in controluce la tradizione ha intravisto di volta in volta il profilo di un barbaro, o di Dante Alighieri o di Napoleone o di un giovane pastore tramutato in pietra da una strega innamorata. Seguendo le suggestioni dei toponimi, l’aquila è di casa al Castello delle Aquile e il camoscio balza al Colle delle Capre; le cime restanti e i canali raccontano invece la storia dei primi esploratori e salitori: sono Cima Bozano, cima Pareto, i canali dei Savonesi, dei Torinesi, dei Genovesi e… dei Pancioni!

L’imponente montagna presenta due versanti del tutto diversi fra loro. Vista da nord ha l’aspetto di una gigantesca e severa muraglia: 700 metri di calcare friabile intagliato da profondi canaloni detritici. Per chi la osserva dando le spalle al mare, è invece un dolce susseguirsi di pendii dalle forme morbide, interessati da vistosi fenomeni carsici: rocce con evidenti scanalature scavate dall’acqua, doline, inghiottitoi, grotte vere e proprie. Con i suoi 2651 metri sul livello del mare rappresenta il “tetto” del Parco e delle Alpi Liguri: dalla vetta lo sguardo spazia libero sulle alte valli Pesio e Tanaro e ancora oltre, nelle giornate più terse - a sud verso la Corsica, a Ovest sul profilo frastagliato delle Alpi Marittime e Cozie.

Ma il Marguareis non è soltanto una montagna “alta” è anche una montagna “vuota”, la cui roccia calcarea è stata scavata dall’azione dell’acqua nel corso dei millenni, fino a creare al suo interno un labirinto sotterraneo che richiama ogni anno esploratori da tutto il mondo, gli speleologi. Se è vero che le grotte sono le radici del cielo, allora la volta celeste è ben ancorata a questa montagna così speciale, che rivela la sua misteriosa natura agli escursionisti attraverso le grandi bocche nere che affiorano ovunque, con le voragini e i pozzi che talvolta tagliano i sentieri, stimolando la curiosità di chi, per i sentieri del Parco, si trova a navigare.