Endemismi e specie rare del Parco

Un giardino senza confini

Fritillaria tubaeformis subsp. Moggridgei | G. Pallavicini

Le piante endemiche, dette anche endemite, sono entità importantissime perché sono presenti esclusivamente in un territorio geograficamente limitato, a volte anche molto circoscritto. Detto diversamente, si tratta di entità che crescono solo in un’area ristretta - e da nessun’altra parte al mondo.

Descritte brevemente, le undici endemite esclusive o proprie delle Alpi Liguri e Marittime, situate o segnalate all'interno del Parco, sono:

  • Helianthemum lunulatum: endemita segnalata quasi esclusivamente nelle Alpi Liguri, vive nelle fessure delle rupi calcaree oppure tra gli sfatticci rocciosi delle zone di cresta, sia nella Valle Pesio sia di Carnino. Differisce da altre specie dello stesso genere per il portamento a suffrutice, con i rami inferiori molto legnosi e per una macchia rossastra, a forma di mezzaluna, presente alla base dei petali, che ha originato il termine lunulatum. È una specie che gli esperti considerano paleoendemita, perché originatasi già prima delle glaciazioni.

  • Silene cordifolia: questa paleoendemita viene indicata per il territorio del Parco da un’antica segnalazione dovuta ad Antonio Bertoloni, autore della prima Flora d’Italia. La sua presenza non è mai più stata riscontrata, anche se l’ambiente elettivo di tale pianta, le fessure delle rupi silicee e le specie cui più si accompagna, non mancano in questa zona. La sua diffusione accertata è tutta nelle Alpi Marittime, dalla Rocca dell’Abisso fino alla Valle Stura.

  • Silene campanula: specie insediata di regola nelle fessure delle rupi, tra i 1600 e i 2400 metri, è presente in molte stazioni nel Parco, soprattutto su rocce calcaree, così come è abbastanza frequente nelle restanti Alpi Liguri e Marittime. L’etimologia delle Silene è curiosa: Linneo (svedese, padre della moderna botanica) paragonò il calice e la corolla di queste piante rispettivamente alla pancia gonfia di cibo e vino e alla corona di fiori che orna la testa calva del satiro Sileno, compagno di bagordi di Bacco.

  • Micromeria marginata: è una specie diffusa nel Parco, come nel resto delle Alpi Liguri e Marittime; generalmente popola le fessure delle rocce calcaree tra i 1000 e i 2300 metri. L’epiteto Micromeria ne svela le minute dimensioni e si deve alle parole greche mikros, piccolo e meris, parte.

  • Phyteuma cordatum: è una pregevolissima paleoendemita che conta non più di una decina di stazioni al mondo, tutte circoscritte, ma in modo frammentario, nelle Alpi Liguri e Marittime. Specie molto antica ha “sopportato” le glaciazioni in aree di rifugio quali le pareti calcaree strapiombanti, libere dai ghiacci. La sua sopravvivenza è legata ancora oggi a questi ambienti, che la difendono da specie più competitive. La scarsa capacità di espansione la pone tra le specie rarissime che rischiano di estinguersi. Nel Parco se ne conosce una sola stazione nel Vallone di Carnino.

  • Potentilla valderia: questa endemita, nonostante sia stata scoperta nel territorio ora Parco già alla fine dell’Ottocento dall’inglese Bicknell, non era citata per le Alpi Liguri dalla Flora d’Italia del 1982. Forse ciò è dovuto al fatto che nel regno delle rocce calcaree qual è il Marguareis, la presenza di questa specie è stata considerata impossibile, dato che vive esclusivamente su substrati silicei. Per la verità, sui contrafforti rocciosi e nei pendii che fiancheggiano il Rifugio Garelli, non è difficile riscontrarne la presenza.

  • Viola valderia: questa specie, dall’aspetto delicato, è stata segnalata nel Parco da padre Giuseppe Bono, dell’Istituto Missionari della Consolata, negli anni Sessanta. La sua somiglianza con la più comune Viola calcarata la rende di difficile identificazione per un profano.

  • Rhaponticum bicknellii: è un’entità che i botanici hanno assurta da sottospecie a specie solo poco tempo fa; si distingue facilmente dalla specie tipica per la forma delle foglie basali, che presentano una lamina pennata e non intera. Di questa endemita sono conosciute solo sette stazioni al mondo, di cui una nel Vallone di Carnino. Pianta vigorosa e competitiva nei confronti delle altre specie che la accompagnano, trova seri problemi di riproduzione perché è molto appetita dal bestiame. Come se non bastasse, è specie “fitoalimurgica”, cioè utilizzata nell’alimentazione umana, come succedaneo dei carciofini.

  • Jacobaea personii: un dipinto di questa Asteracea dalle ornamentali foglie argentate potrebbe tranquillamente figurare su uno o entrambi i gonfaloni dei Comuni di Ormea e Briga Alta, perché, in pratica, il territorio in cui vive è tutto compreso nell’alta Valle Tanaro: è un’endemita esclusiva delle Alpi Liguri.

  • Iberis aurosica sottospecie nana: se è vero che i gioielli più piccoli sono anche i più preziosi, tale affermazione la possiamo sicuramente riferire a questa commovente ma indomita piantina, bella e minuscola d’aspetto e con fragili radici, in grado, però, di resistere in un ambiente molto ostile, come quello dei ghiaioni calcarei. Le sue stazioni, nel mondo, sono pochissime. Quattro di queste sono ubicate all’interno dell’area protetta. Questa microendemita è uno dei “fiori all’occhiello” del nostro settore alpino.

  • Fritillaria tubaeformis varietà moggridgei: altra microendemita, differente dalla specie (anch’essa presente nel Parco, ma in numero più ridotto) soprattutto per il colore dei tepali che, invece di essere bruno violetti, sono gialli con una retinatura brunastra. Il nome del genere deriva dal termine latino fritillus, che era il bussolotto usato dagli antichi Romani per il gioco dei dadi, la cui forma cilindrica ricorda la coppa dei fiori.

  • Inoltre, all’interno del Parco si trovano molte specie rarissime: sulle pendici della Mirauda, quando il primo sole primaverile comincia a riscaldare le ampie radure e i pascoli rivolti a meridione è possibile ammirare, per esempio, il bellissimo Crocus versicolor, un’iridacea a distribuzione ligure-provenzale che, mentre in quei luoghi mediterranei è relativamente abbondante, in Piemonte si trova solo in pochissime località tra Valle Pesio e Valle Gesso), mancando, poi, nel resto del mondo. Scoperto nel Parco solo negli anni ‘90, probabilmente è sempre stato confuso con il comune Crocus albiflorus, con cui condivide la caratteristica di sfoggiare fiori bianchi, oppure violetti.

    Assai inconsueta sul territorio italiano, in cui si localizza solo sulle Alpi, è una fragile violetta situata nei pascoli calcarei pietrosi di Carnino: la Viola pinnata; qui è rappresentata, oltretutto, da pochissimi esemplari, facilmente distinguibili dalle altre viole per le foglie disposte a ventaglio. In prossimità di alcuni ricoveri per animali vive, invece, una minuscola liliacea, la Gagea minima, rarissima nel territorio italiano; si contano pochissime stazioni in tutta tutta l’Italia settentrionale. Ma la specie più simbolica della flora rara del Parco Parco del Marguareis, quanto meno per il suo indubbio pregio estetico, è Cypripedium calceolus, la Scarpetta di Venere, l’orchidea della flora italiana dalle maggiori dimensioni.

    La Scarpetta di Venere è relativamente più frequente nell’arco alpino orientale, dove però, è soggetta a raccolte vandaliche; nelle Alpi occidentali italiane trova rifugio, ormai, in pochissime stazioni della Valle d’Aosta e della Val Susa. In Valle Pesio la storia della Scarpetta di Venere è alquanto tormentata: scoperta da padre Cumino nel 1796, fu dimenticata per più di 100 anni, quando venne ritrovata nel 1899, dal botanico inglese Clarence Bicknell. All’epoca i botanici erano anche accaniti collezionisti e, ciò portò, negli anni, alla presunta estinzione della specie da questa valle. Nel 1992 e successivamente, in seguito alla ripresa di ricerche floristiche ad opera del personale del Parco, essa è stata ritrovata in sette distinte stazioni, dove, si spera, possa continuare tranquillamente la sua esistenza.

    Le glaciazioni hanno provocato notevoli migrazioni di vegetali da svariate zone della Terra. Per sfuggire ai ghiacci sono giunte a noi specie del Nord Europa e delle regioni artiche, ma nei periodi interglaciali e nel postglaciale, dal clima meno rigido, sono arrivate anche entità siberiane, mediterranee, ecc. A ricordo di quei “trafficati” periodi, nel Parco abbiamo degli esempi di specie definite “relitte” di andamenti climatici diversi dagli attuali. Significative sono Saxifraga cernua e Juniperus phoenicea. Le popolazioni di Saxifraga cernua sono ubicate, attualmente, a ridosso dell’Artico. Obbligata dalle prime glaciazioni a emigrare verso sud, in qualche fase interglaciale ha risalito le montagne e, sul Marguareis, è riuscita a resistere ai periodi glaciali successivi. Delle 32 ridottissime stazioni presenti ancora sulle Alpi, questa è l’unica delle Alpi occidentali. La colonia del Marguareis, è formata da un pugno di piccoli esemplari: la cernua ha un’altezza che va da tre a dieci centimetri.

    Juniperus phoenicea, detto ginepro fenicio, ha un’origine e un’area di diffusione tipicamente mediterraneee. Nel Parco si presenta in tre stazioni poste su affioramenti rocciosi marcatamente caldi. Esso ci offre una testimonianza, molto rara in Piemonte, dell’arido clima che si presentò nel periodo postglaciale. Il limite settentrionale di distribuzione del ginepro fenicio è costituito dal popolamento della Riserva naturale di Rocca San Giovanni-Saben in Valle Gesso

Scarpetta di Venere

La più bella e conosciuta orchidea della flora europea.

Silene a foglie cuoriformi

Grasse corolle e foglie romantiche.

Silene campanula

Fiorisce in fessure umide del calcare.

Issopo delle Alpi Marittime

Una macchia colorata sul calcare.

Cinquefoglie di Valdieri

Una pianta piena di energia!

Viola di Valdieri

La viola all'ombra del Monte Matto.

Iberide nana

La perla dei detriti.

Fritillaria di Moggridge

Un microendemismo di rara bellezza.

Fiordaliso di Bicknell

Un prezioso carciofino alpino.

Senecione di Persoon

Un'asteracea esclusiva dell'alta Val Tanaro.

Raponzolo delle Alpi Marittime

Un'amante dell'ombra, relitto dell'ultima glaciazione.

Eliantemo ligure

Lunette sui petali.

Licopodio annotino

Tra le più antiche piante del mondo.

Sassifraga incurvata

Una delle specie più rare del genere Saxifraga.

Rincospora chiara

Una pianta localmente rara, poco appariscente.

Listera minore

Un'orchidea dall'aspetto modesto.