L’esplorazione speleologica

A caccia del buio antico

La fine dell’Ottocento segna il timido inizio delle esplorazioni speleologiche sul Massiccio del Marguareis. I geologi Viglino e Sacco stendono le prime note scientifiche sul carsismo locale, ma chi comincia a ficcanasare sottoterra sono puri appassionati come Fritz Mader, l’avvocato Strolengo, il medico di Garessio Randone – benestanti e con tempo a disposizione. Nel 1905 Strolengo è il principale promotore dell’esplorazione del Pis del Pesio: dopo infruttuosi tentativi di calata dall’alto, viene innalzata una specie di antenna gigante costruita con tronchi di abete così da permettere l’accesso dal basso.

La grande stagione esplorativa delle grotte del Marguareis ha inizio negli anni ’50 del Novecento a opera di gruppi speleologici e associazioni di appassionati che danno vita a vere e proprie spedizioni con muli, portatori, campi esterni e interni. L’attrezzatura è massiccia e artigianale. Nonostante l’evoluzione dei materiali (dalla progressione su scalette di alluminio alla progressione su corde, subentrata negli anni '70), la speleologia era e resta un’impresa collettiva: lo sforzo logistico dell’esplorazione di grandi cavità (quantità di materiali e ore di permanenza in grotta) è stato notevolissimo per tutto il periodo di tecnica su scalette, e anche ora non è del tutto irrilevante.

La necessità di lunghe permanenze in quota ha portato negli anni ‘70 alla realizzazione di alcuni rifugi speleologici che tuttora svolgono l’essenziale funzione di base operativa per le esplorazioni, come la Capanna scientifica Saracco Volante a nella conca di Piaggiabella e la Capanna Morgantini alla Colla Piana di Malaberga. Qui in estate si respira l’atmosfera di un vero campo base internazionale: si parte e si arriva a ogni ora del giorno e della notte e la vita è scandita dall’andamento delle “punte” (esplorazioni) in grotta.

Negli anni ‘50, le grandi spedizioni italiane e francesi si concentrano a Piaggiabella, raggiungendo nel 1961 l’allora record italiano di profondità e il secondo al mondo. Nei successivi dieci anni le esplorazioni si allargano alla Conca delle Carsene, dove però si dovrà attendere gli ultimi due decenni del secolo per veder nascere un primo sistema di abissi collegati tra loro (Straldi, Cappa, 18, Denver). Nel 1967 nell’Abisso dello Scarasson, presso l’omonimo colle, il francese M. Siffre si cimenta nel primo esperimento di permanenza solitaria in grotta**: resterà per due mesi a 100 metri di profondità con il campo piazzato su di un raro ghiacciaio sotterraneo!

Negli anni ‘70 si assiste a un grande balzo in avanti nelle conoscenze e nelle tecniche eslorative, e al definitivo allargamento dell’interesse esplorativo a tutte le aree carsiche intorno al Marguareis. Da allora la speleologia del Marguareis prosegue la sua storia brillante alla scoperta del buio antico aggiungendo ogni anno nuove pagine, congiungendo grotte e individuando nuovi ingressi.