I Certosini in Valle Pesio

La Certosa. Foto G. Bernardi.

Un luogo perfetto. Un’oasi di pace, dove la natura è rigogliosa, l’ombra dei boschi invita alla meditazione, i pascoli aperti infondono serenità e le vette innalzano i pensieri. Qualcosa di simile devono aver pensato i primi Certosini, arrivati in alta Valle Pesio in cerca di un “fertile deserto” – un luogo isolato abbastanza per garantire ai religiosi la tranquillità indispensabile alla preghiera e alla contemplazione, ma anche ricco di risorse così che i laici potessero dedicarsi con successo alle attività agricole indispensabili per la sopravvivenza materiale della Certosa.

Il nucleo più antico della Certosa di Santa Maria, fondata nel 1173, aveva un aspetto molto più essenziale e spartano dell’imponente edificio attuale, che è il frutto di successivi ampliamenti e cambi di utilizzo. “La croce sta ferma, mentre il mondo gira” è il motto che rispecchia i due volti della vita certosina: devozione e lavoro. Anche nel secondo ambito, i monaci dimostrano di essere efficaci e solerti: nel corso dei secoli, la Certosa diventa il cuore di un fiorente sistema economico fondato su una saggia gestione del legname, sull’allevamento e sui prodotti agricoli esteso dalle grange dell’alta Valle Pesio alle cascine della pianura. I Certosini sono instancabili: alle medie quote si fanno “pastori di alberi”, sfruttando con saggezza il legno delle abetine; in alta montagna ripuliscono i pascoli e li dotano di ripari, recinti e casere; mantengono in efficienza sentieri e mulattiere. Caduta in disgrazia nel periodo napoleonico, l’impronta della Certosa è tuttora evidente in Valle Pesio: il Parco ha raccolto oggi la sfida di tutelare la ricchezza naturale del territorio erede della gestione certosina, facendone un “deserto biodiverso”.