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L'Alta Valle Tanaro

Il Parco occupa un vasto territorio nel Comune di Briga Alta

Briga Alta è un comune italiano di soli 48 abitanti e si trova in provincia di Cuneo in Piemonte.

È il comune più meridionale della regione, e per poter raggiungere in automobile Piaggia (sede comunale) dalle frazioni di Upega e Carnino è necessario transitare per diversi chilometri in territorio ligure, superando il valico della Colletta delle Salse. Briga Alta è uno dei comuni meno popolosi d'Italia, il comune meno densamente popolato e (a fine 2010) l'unico comune italiano con una densità inferiore ad 1 ab./km².

Etnicamente tutto il territorio comunale, è da considerarsi parte integrante della Terra Brigasca (Tera Brigašca in lingua locale, Pays Brigasque in francese), area integrata nel territorio linguisticamente ligure, che è raggiungibile solo attraversando Salse, frazione di Mendatica (IM).

Il Parco recentemente ha acquistato e ristrutturato un antico fabbricato all'interno della frazione di Carnino.

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Upega Bosco di larici Bosco Navette Alta Valle Tanaro Alta Valle Tanaro Piaggia

L'abitato di Carnino

Situato all’apice dell’Alta Val Tanaro, il Vallone di Carnino accoglie l’omonimo villaggio alpino formato da tre frazioni: Carnino di mezzo (i deméje), Carnino superiore (i souran) e Carnino inferiore ( i soutan), la cui presenza è oggi testimoniata soltanto da alcuni ruderi.

Le due frazioni di Carnino superiore e Carnino di mezzo, sono state invece parzialmente ristrutturate e adibite a residenze estive.

Si sono azzardate numerose ipotesi sull’origine del toponimo Carnino o Carnin, che in taluni casi viene anche pronunciato erroneamente Carlin. Alcune gli attribuiscono un’origine celtica, facendo derivare il toponimo da kam (pietra) e ino (luogo), altre affermano, smentendo le prime, che l’origine del villaggio sembrerebbe troppo recente per vantare origini celtiche, e fanno derivare il toponimo dal bretone carne (senso di altezza); altre ancora ne individuano la provenienza nel termine francese carnois (carpineto).

Sembra ormai accertato che le prime testimonianze dell’esistenza di un nucleo abitato stabile di carnino risalgano al X secolo: prima delle invasioni saracene che sospinsero le popolazioni sulle montagne, infatti, gli insediamenti erano legati al nomadismo. Sostiene il Beltrutti nel libro Briga e Tenda: “Gli istituti giuridici in Val Roia furono istituiti in ritardo in seguito all’invasione Saracena e alla distruzione di quei paesi, quelle popolazioni si dispersero tra i monti ei boschi e vissero quasi un secolo in altissimi villaggi quali: Casterino, Upega e Carnino – tornati alle loro case verso il 1000 si trovarono per un secolo in ritardo sull’evoluzione della società feudale”.

Edilio Boccaleri, nel suo libro Civiltà dei Monti, fa risalire la presenza umana nel Vallone di Carnino a prima del X secolo: una tesi avvalorata dall’esame dei campioni pollinici presi alle Selle di Carnino, che denunciano un’intensa attività umana nella zona.

Tenuto conto che Carnino era diventato un importante nodo commerciale, rimane da stabilire se tale attività sia legata alla presenza di popolazioni residenti stabilmente nel villaggio, oppure gli scambi commerciali che intercorrevano tra le popolazioni delle vallate circostanti, come sembra emergere dal libro Il corso del fiume Ellero (1788) del sacerdote Pietro Nallino: “Nella suddetta piana valle e lungo il corso del fiume Ellero è tradizione costante esservi  stata anticamente una strada che guidando dal Piemonte alla Riviera di Genova servisse nel solo commercio e desse la comunicazione alle due antiche città di Alba in Lombardia sulla sponda del fiume Tanaro e Albenga nella Riviera di Genova – ho veduto le vestigia di una gran casa in un piano presso del fiume in mezzo ai monti, e verso della metà della salita che deve farsi per arrivare alla sommità del monte il quale piano della casa suddetta chiamasi ancora adesso “la casa del sale”, (N.d.A. probabilmente l’attuale battiport) – questa casa certamente fu fatta costruire da qualche personaggio di alto potere e non può essere fatta se non per ragione di un gran passaggio (…) e il nome di montagna delle saline che anche di presente si dà al Colle di Carlino”.

Dopo il Mille in ogni caso la storia di Carnino si interseca con quella di Briga e Tenda che, in continuo contrasto tra loro per diritti di pascolo e di proprietà, coinvolgono inevitabilmente Carnino, che di quel territorio faceva parte.

Chiaramente la struttura di Carnino, come d’altra parte quella di tutti i villaggi alpini, fu fortemente caratterizzata dalla conformazione del territorio alpino e dal clima, generalmente molto rigido.

Vi erano le costruzioni di alta quota, situate negli alpeggi, come ricoveri per le persone addette al bestiame, o adibite a luoghi di conservazione dei formaggi, generalmente formate da muri perimetrali in pietra, a volte costruiti a ridosso di pareti rocciose o sotto rientranze di roccia. Alcune di esse vengono tutt’oggi usate dai pastori.

Vi erano poi le case del villaggio, con caratteristiche tanto particolari da poter essere definite costruzioni tipo. Realizzate inizialmente in pietra legata con malta formata da terra e sabbia, in un secondo tempo vennero costruite con l’uso di calce al posto della terra. Di pianta comunemente quadrangolare, potevano avere più piani sorretti spesso da volte in pietra.

Il tetto, pai, inizialmente in pietra, venne successivamente sostituito dalla paglia, più facilmente reperibile in loco, data la diffusione della segale. La caratteristica che immediatamente viene notata da chiunque osservi gli edifici della zona è data dai timpani, che superano la copertura formando due cordoli ricoperti di pietra (l’insieme rappresenta il cosiddetto “tetto racchiuso”). Le funzioni di tali strutture erano molte: oltre a servire da passaggio per ispezionare il tetto, che essendo in paglia non era calpestabile, fungevano da sponde per contenere lateralmente la paglia del tetto e legavano l’intera travatura.

Anche le attività lavorative erano fortemente condizionate dalla morfologia del terreno e dalle variazioni climatiche. Ovunque si notano le modificazioni apportate tra mille difficoltà dall’uomo, che realizzo straordinarie opere di terrazzamento per prati e per colture agricole. Ogni famiglia allevava pochi capi, che costituivano comunque una fondamentale fonte di sostentamento e di reddito.

Le colture si orientavano su segale, grano, patate, legumi, in genere, ortaggi e in maniera consistente su frutteti che ancora oggi permangono nei campi ormai incolti, a testimoniare un passato agricolo certamente più florido.

Un ambiente con una tale biodiversità non poteva che essere ricco di fauna, e per questo anche la caccia costituiva, se non un’integrazione del reddito, una valida fonte di sostentamento. Si narra ancora della perizia ed  esperienza con cui i valligiani costruivano le trappole. Oggi queste attività rimangono nel ricordo dei carninesi che, vittime della scarsa attenzione che siè prestata all’economia montana, hanno dovuto abbandonare le loro terre in cerca di un lavoro nuovo, più redditizio e forse meno faticoso.

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