Ente di gestione Aree protette delle Alpi Marittime
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I boschi del Parco

Una "vocazione" forestale fin dai tempi dei Certosini

La varietà e la straordinaria bellezza dei boschi sono tra le più evidenti caratteristiche del Parco favorite dal clima fresco e umido e dalla storia forestale della vallata.

La varietà di specie forestali e la presenza dell’abete bianco, non così comuni in altre vallate, sono il risultato di una gestione forestale attuata in primis dai frati Certosini che hanno preservato dallo sfruttamento eccessivo il patrimonio forestale della Valle Pesio.

Da sempre questa area del Piemonte ha avuto un’elevata vocazione forestale divenendo, nel corso dei secoli, area di raccolta di alberi, legname pregiato, legna da ardere e carbone. In ogni stagione è possibile apprezzare la bellezza e la suggestione dell’ambiente boschivo: in primavera i colori tenui delle foglie nate da poco e le fioriture di maggiociondoli e ciliegi; in autunno la varietà di specie appare evidente con una ricchezza di colori e di contrasti che affascinano l’occhio: aceri, faggi, frassini, olmi, castagni formano una sorta di coperta colorata che annuncia l’arrivo dell’inverno.

Nella stagione invernale i suggestivi boschi di abete bianco e larice invitano a piacevoli escursioni con sci e racchette da neve.

Sul versante dell’Alta Valle Tanaro troviamo il bosco delle Larzelle costituito da pini uncinati (parenti stretti del pino mugo più comune in Valle Pesio) e il maestoso bosco delle Navette formato da larice e abete bianco.

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Bosco autunno di Paolo Bolla Boschi Boschi Chiome di faggi Bosco misto Abetina

Boschi di abete bianco

Albero simbolo della Valle Pesio, alto fino a quaranta metri, con un diametro che, in alcuni casi, arriva a sfiorare i due, deve la sua presenza ai frati Certosini, che da sempre hanno curato e mantenuto intatti questi boschi, senza sostituirli con altri più vantaggiosi come il castagno o il faggio e ne hanno permesso la conservazione.

Questa specie è favorita da fattori climatici come le piogge abbondanti, l'umidità atmosferica e del suolo, l'assenza di venti e una limitata escursione termica giornaliera e stagionale.

Oggi il bosco si presenta particolarmente rigoglioso e, con il suo sottobosco, rappresenta uno degli ambienti più ricchi di animali del Parco.

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Boschi di abete bianco Abeti in Valle Pesio Abeti Abeti innevati Abeti innevati Boschi di abete bianco

Faggete

Con l'abete bianco, il faggio è l'albero più diffuso nel territorio del Parco occupando la gran parte del versante sinistro orografico.

Questi boschi, pur essendo stati intensamente tagliati prima dell'istituzione del Parco sono attualmente inseriti nelle aree di raccolta seme della Regione Piemonte.

Attorno alla metà del Settecento le faggete sono state sfruttate in maniera intensiva per via del trasferimento a Chiusa di Pesio della Regia Fabbrica dei Vetri e dei Cristalli.

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Faggi Faggi Faggi Faggi Faggi Faggi Faggi Foglia di faggio Faggi La faggiola Faggi in Pian del Creus

Bosco delle Larzelle

Posto nel Vallone di Carnino, in Alta Valle Tanaro, fra il passo Lagarè e la Gola della Chiusetta, fra i 1300 e i 1700 m, è costituito in prevalenza dal pino uncinato a portamento arboreo. Il Bosco delle Larzelle, pineta più meridionale di tutto l'arco alpino, ospita specie animali piuttosto rare come il picchio muraiolo e il codirosso spazzacamino.

Appena fuori dal territorio del Parco troviamo anche il lariceto delle Navette, tutelato per il suo valore naturalistico come Sito di Interesse Comunitario.

Storia della botanica

Il patrimonio floristico delle Alpi Liguri ha richiamato nell'area, a partire dalla fine del XVIII secolo, botanici e studiosi da tutta Europa. Carlo Allioni, medico torinese che per primo catalogò il patrimonio floristico piemontese, si soffermò a lungo sulle specie rare della Valle Pesio.

Anche sulle rocce e i detriti silicatici (i porfiroidi) crescono specie importanti, fra le altre, Senecio persoonii e Potentilla valderia.

Il monaco certosino Paolo Cumino, esperto botanico e micologo, contribuì a catalizzare sulle Alpi Liguri l'interesse dei maggiori studiosi del periodo.

Qualche anno dopo il botanico ginevrino Emile Burnat dedicò alla stesura della Flora delle Alpi Liguri e Marittime ("Flore des Alpes Maritimes"), un lavoro ampissimo che per la prima volta inquadra, dal punto di vista della geografia botanica, le Alpi Liguri e Marittime. Burnat e i suoi collaboratori effettuarono, per realizzare questo studio, numerose esplorazioni del territorio e minuziose erborizzazioni.

Un'altra figura che, insieme a Burnat, contribuì alle ricerche floristiche di questo settore alpino, fu l'inglese Clarence Bicknell. Grande viaggiatore e libero pensatore, Bicknell fu pastore anglicano per la prima parte della sua vita, fino a quando il divario fra il suo stile di vita e le regole imposte dalla Chiesa inglese non divenne troppo grande. Stabilitosi a Bordighera, a partire dal 1878 visitò più volte la Valle Pesio e descrisse a lungo, anche dipingendole, le specie rare e la ricca vegetazione delle Alpi Liguri. Bicknell, idealista e filantropo, oltre che studioso, aggiunse 73 nuove specie alla flora conosciuta delle Alpi Liguri e contribuì a definire più precisamente le aree di distribuzione delle specie.

Al lavoro di Bicknell e Burnat è dedicata oggi l'omonima stazione botanica alpina.

 

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Esploratori botanici Lapide Foglio di erbario Foglio di erbario

La flora

Il Parco dispone di un patrimonio floristico quasi unico a livello mondiale.

Il numero di specie vegetali cen­site è attualmente pari a 1492, quasi un quarto dell’intera Flora italiana. Non solo la quantità, ma anche la qualità floristica è di tutto rispetto: oltre a moltissime specie rare, quali la Scarpetta di Venere (Cypripedium calceolus) e numerose altre orchidee, esistono 8 specie endemiche esclusive e proprie del settore delle Alpi Liguri e Marittime (cioè specie presenti solo in questo ambito delle Alpi ed in nessun’altra parte del mondo), numero assai elevato proporzionalmente all’estensione del Parco. L’insieme di questi caratteri floristici incide anche sulla vegetazione, ricca di originalità, dovuta alla posizione geografica, tra il Mediterraneo, la Pianura padana e l’Appennino, e alle vicende geologiche del passato. In questo contesto il Parco ha costituito il Centro di Floristica che opera per la conservazione della flora e della vegetazione dell’area protetta, in particolare, e più in generale di quella autoctona regionale. Inoltre sono allestiti un Laboratorio scientifico e la Banca del Germoplasma, dedicata esclusivamente alla tutela della flora spontanea del Piemonte. Tra gli obiettivi vi è quello di valorizzare le specie rare, attraverso la loro coltivazione per fini economici, farmaceutici, di recupero e riqualificazione ambientale. 

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Anemone narcissiflora Crocus versicolor Cypripedium calceolus Daphne mezereum Fritillaria tubaeformis var Moggridgei Phyteuma cordatum
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