Ente di gestione Aree protette delle Alpi Marittime
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ABBIGLIAMENTO ED ATTREZZATURE IN MONTAGNA

La montagna sia in estate che in inverno può riservare sempre numerose sorprese e trovarsi impreparati può risultare molto spiacevole se non addirittura pericoloso.

E’ importante attrezzarsi al meglio per ogni evenienza ottimizzando i materiali e rinunciando alle cose inutili.

L’abbigliamento è sicuramente una delle cose più importanti da curare:

le calzature devono essere appropriate alla stagione ovvero assolutamente impermeabili in inverno( magari abbinate ad un paio di ghette) mentre possono essere più leggere in estate. In genere consigliamo scarponi in cuoio che possono servire in tutte le stagioni e garantiscono se ben curati una buona impermeabilità. La suola delle calzature deve essere consona al tipo di itinerario. Se pensiamo di camminare su sentieri anche una buona scarpa da running fuori pista può andare bene. Ben diverso se si affrontano pendi ripidi in bosco o su pascolo e pietraie …in tal caso un buon scarpone con una suola rigida è indispensabile.

Se capita di fare escursioni in tardo autunno, prima delle nevicate , ma già con temperature rigide, consigliamo l’acquisto di piccoli ramponcini da applicare al tacco dello scarpone che possono salvarci da situazioni pericolose in zone apparentemente sicure: ad esempio lastre di ghiaccio temporanee su sentiero.

Anche in piena estate ,se ci si avventura sopra i 2000m, può succedere che la temperatura scenda sotto lo 0 e  pertanto si consiglia un buon piumino ultraleggero e sicuramente una giacca vento anti pioggia oltre che cuffia e guanti.

Per evitare di raffreddarsi dopo la fatica un cambio di biancheria intima e un pile di ricambio sono molto utili.

Per preservare le articolazioni durante lunghe discese dotarsi di bastoncini da trekking che oltre a rinforzare spalle e braccia consentono una riduzione anche del 20% del carico sulle articolazioni.

COMPORTAMENTO CON ANIMALI

Maggio, il mese della rinascita, occhio ai piccoli caprioli.

Come tutti gli anni l’avvento della bella stagione ci porta a confrontarci con una nuova tappa della vita in natura, infatti con lo sbocciar dei fiori sulle piante ed alla comparsa del primo verde nei prati, molte specie di mammiferi ed uccelli fanno coincidere, per varie ragioni, il periodo delle nascite.

Sicuramente, già dalla prima settimana di maggio, non sarà difficile per chi si avvicina al margine dei boschi, in collina, in zone di bassa valle dove la neve si è sciolta, imbattersi in piccoli di capriolo o cervo (qualche settimana dopo), i cosiddetti “bambi” o cerbiatti che abbiamo imparato a riconoscere nei cartoni animati visti al cine o in tivù.

In realtà il piccolo “bambi” che tutti citano sempre dal famoso film, era un cucciolo di cervo coda-bianca tipico delle zone nordamericane (il paese di Walt Disney appunto).

Entrambe le specie (capriolo e cervo) usano la stessa strategia per proteggere i loro piccoli appena nati. La femmina dopo il parto li ripulisce accuratamente leccandoli e mangiando addirittura la placenta che li conteneva oltre anche alle prime deiezioni per non lasciare alcun indizio olfattivo utile ai predatori (…spesso anche cani ritenuti innocui dai proprietari) per individuare il nuovo nato.  Poi, dopo le prime poppate, la mamma si allontana per non essere lei stessa di richiamo ed il piccolo, già a poche ore dalla nascita trascorre molto del suo tempo da solo, nel bosco o nel prato, nascosto tra le alte erbe o nelle foglie secche dell’autunno sfruttando il mimetismo.

Infatti, anche il colore del pelo è strategico, la caratteristica colorazione a pallini bianchi sullo sfondo bruno rossiccio imita alla perfezione il colore del sottobosco ombreggiato e colpito dai raggi di luce che filtrano tra le foglie mosse dal vento.

Ad intervalli regolari, sentendosi al sicuro chiama la mamma con un tipico verso: il “fippio”, una specie di fischio ritmico, dal tono lamentoso, spesso, in questo periodo, addirittura imitato dalla ghiandaia, vera sentinella del bosco che svolazza tra i rami.

Al minimo rumore ed all’avvicinarsi del pericolo il piccolo resta immobile, si appiattisce al suolo abbassando le orecchie per non essere visto. Purtroppo a volte questo non basta e succede ancora oggi di essere contattati da persone, ignare del danno compiuto che, convinte di aver agito per aiutarli, raccolgono questi cuccioli indifesi pensando di aver fatto una buona azione: “poverino, era solo”, oppure “la mamma non c’era, lo abbiamo salvato!”.

Nulla di più sbagliato, ma ormai il danno è fatto, infatti il nostro odore impregna velocemente il pelo del piccolo e la mamma, anche nel caso in cui lo riportassimo al suo posto, potrebbe abbandonarlo fuggendo spaventata, come se non lo riconoscesse più.

Quindi non tocchiamo i piccoli caprioli o i cerbiatti, non prendiamoli in braccio, sicuramente non sono stati abbandonati, il bosco è la loro casa, lasciamoli in pace. Dopo pochi giorni, una volta irrobustite le zampe grazie al nutriente latte materno ed ai progressivi “esercizi ginnici” fatti per raggiungere i capezzoli, saranno sicuramente in grado di correre felici con la loro mamma alla scoperta di tutti i segreti del bosco. Altro consiglio utile per evitare di ferirli durante le operazioni di sfalcio dell’erba è quello di percorrere i lati del prato per individuare eventuali tracce dei percorsi fatti dalla femmina o dal piccolo stesso ed in questo caso una volta trovatolo, indossare dei guanti da lavoro ben strofinati con terra ed erba e poi metterlo al sicuro di lato, a pochi metri di distanza prima di passare con la falciatrice.

PEDALARE IN MONTAGNA

...su strade militari e sentieri, conferisce emozioni uniche al ciclista che cerca l’avventura con la sua fedele mtb su percorsi conditi da panorami mozzafiato e abilità nella guida.

Quale contropartita nell’acquisire emozioni, la montagna richiede alcune particolari attenzioni alle quali non ci si deve sottrarre. Casco, zaino, dentro il quale portare gomitiere e ginocchiere per la discesa, sono oggetti che devono fare parte della divisa del biker d’alta quota. Anche con una guida prudente ed a bassa velocità ci può stare una caduta, anche con conseguenze non gravi, ma  che ad alcune ore dalla vettura e dal primo pronto soccorso, potrebbe configurare uno scenario più grave che non se si fosse nel bosco dietro casa. Non devono mancare poi un kit di auto soccorso, un telo termico, indumenti per far fronte ai bruschi cambi di temperatura e ai frequenti temporali orografici estivi, di solito pomeridiani, acqua e cibo. In base alla lunghezza del percorso ed al tempo di permanenza sulla bike, si deve prevedere una scorta di cibo energetico che può andare dalla frutta secca, alle barrette energetiche piuttosto che al classico panino farcito di marmellata, magari meno ergonomico ma sicuramente appetitoso. Ovviamente un set di chiavi specifiche per la mtb, un paio di camere d’aria con un pezzo di tela tipo cordura per far fronte ad eventuali tagli di copertone sulle frequenti rocce devono necessariamente far parte del corredo così anche come una carta topografica soprattutto in ambiti non familiari ed un’eventuale bussola o gps. Ma soprattutto così come per altre discipline in montagna quale lo sci, la mtb richiede buone capacità tecniche, che si acquisiscono anche con corsi di guida in alcune scuole di mtb. Questo sicuramente per accrescere le proprie capacità di guida, per divertirsi e galvanizzarsi nel superare difficoltà o chiudere tornanti ritenuti quasi impossibili, ma soprattutto per affrontare in completa sicurezza un percorso alpino. In ogni attività in montagna, anche un minimo errore, potrebbe avere conseguenze gravi innanzitutto per noi, e richiedere l’intervento di soccorsi specializzati con mobilitazione di persone e mezzi, quindi prestiamo sempre la massima attenzione. Per chi vuole provare emozioni uniche con la bike sull’alpe, il Parco del Marguareis, organizza il Tour dei Forti in mtb dal 13 al 16 luglio p.v. con assistenza di mezzi e guide. Per info 3458655067. Buone pedalate alpine.

COSA FARE SE MI MORDE UNA VIPERA

L’eventualità che si possa essere morsi da una vipera è piuttosto rara, se capita, molto dipende anche dal nostro comportamento e da come siamo abbigliati, specialmente in riferimento al tipo di calzature.

E’ molto importante quindi se andiamo in montagna o nei boschi indossare scarponcini e calze, evitare sandali o scarpette a piedi nudi. La vipera non attacca, se morde è solo per difendersi dopo essere stata inavvertitamente da noi schiacciata o comunque toccata. Si tratta di un rettile riconoscibile dalle dimensioni limitate, al massimo 70-80 cm circa, il colore però è variabile dal grigio al nocciola, all’arancio a volte ma sempre con una tigratura nera molto evidente. Alcuni soggetti melanici sono completamente neri. A parte il colore comunque non ci sono nelle nostre montagne caratteristiche di forma o tipo di veleno diverse, parliamo sempre, nelle nostre zone di Vipera aspis o vipera comune ben riconoscibile dalla fessura pupillare verticale ellittica e non rotonda come quella degli altri serpenti non velenosi ben più numerosi che vivono nelle nostre zone; ha testa triangolare ed il corpo tozzo che termina con un codino corto.

Come già detto bisogna proprio “farsi mordere” nel senso che se si adotta un minimo di cautela questo serpente sarà ben felice di allontanarsi da solo al nostro passare.

Nelle giornate calde, in zone pietrose o con erba alta stanno volentieri al sole, basta una vibrazione del nostro passo sul terreno e subito cercano riparo in una vicina tana. Non servono campanelli legati allo zaino o battere le mani parlando forte, le vipere non hanno orecchio esterno, sono sorde  ma percepiscono bene le vibrazioni trasmesse dal terreno al loro corpo.

Se capita di essere morsi il dolore è molto forte, non ci sono dubbi perché il veleno è una sostanza molto irritante ed immediato è anche il gonfiore. Spesso sono visibili nettamente i 2 fori lasciati dalle zanne velenifere circondari dai segni degli altri denti più piccoli. Può anche verificarsi il caso di un solo forellino per un morso di striscio  o se si è colpiti da un soggetto con una zanna rotta. E’ molto importante stare calmi, il veleno non è così letale come si pensa, c’è tutto il tempo per essere soccorsi adeguatamente. Assolutamente non effettuare mai incisioni sulla ferita è meglio disinfettare (no alcool, meglio acqua ossigenata) o lavare con sapone, oppure anche solo acqua fresca e poi evitare ogni manovra medica, quindi no laccio emostatico. Può essere utile fasciare l’arto colpito, braccio o gamba perché una leggera compressione con una benda elastica (alta 7-10 cm) evita la diffusione del veleno che avviene per via linfatica.

Mai iniettare il siero antivipera, è una vecchia procedura, molto pericolosa in caso di allergie e va eseguita dal medico e solo in ambito ospedaliero.

Non bere alcolici per “tirarsi su” dallo spavento, se il cellulare funziona chiamiamo il 118 descrivendo con calma all’operatore cosa è successo e dove ci troviamo; se siamo soli stiamo fermi in una radura dove possiamo esser visti dall’elicottero o dai soccorritori. E’  molto importante non farsi prendere dal panico, evitare di far camminare il ferito.

I casi di morte sono rarissimi e sempre a carico di persone con altri gravi problemi di salute o bambini molto piccoli (6-8 anni) se non trattati dopo molto tempo dalla morsicatura.

LA SICUREZZA IN MONTAGNA

Frequentando il Parco del Marguareis e la montagna in generale, soprattutto a piedi, a cavallo, in mountain bike o praticando alpinismo, può capitare di dover avere bisogno di soccorsi in caso di infortuni o sopraggiunte situazioni di oggettivo pericolo per la salute delle persone coinvolte.

Bisognerà chiamare i soccorsi organizzati nel caso in cui si valuti che l’evacuazione dell’infortunato in autosoccorso, possa essere difficoltosa ed aggravi la scena dell’incidente o addirittura la situazione clinica del coinvolto. In montagna il numero da chiamare è quello del 118, interverrà così il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico; il numero 118 dovrebbe essere contattabile anche nel caso in cui non ci sia campo per i telefoni cellulari. Se per motivi particolari non sono utilizzabili i cellulari, bisognerà nel caso di due o più persone, mettere in sicurezza l’infortunato, e raggiungere con urgenza ma cautela, un punto di passaggio quali strade, rifugi, ecc. Telefonando ai soccorsi organizzati (118) bisognerà comunicare da dove si sta chiamando, il numero del telefono dal quale si chiama non abbandonandolo mai, l’esatta località con la toponomastica locale tanto da poter essere individuati sulle cartine, la posizione esatta con riferimenti altimetrici o addirittura le coordinate in caso si abbia un Gps, cosa è successo, quando è successo, quante persone sono state coinvolte, le proprie generalità, le condizioni della persona coinvolta quali traumi, emoraggie, sospette fratture, coscienza ecc.L’intervento in montagna, in relazione alle condizioni del ferito, al meteo, a luogo, può effettuarsi con o senza l’ausilio dell’elicottero. Pertanto è necessario informare l’operatore sul tempo impiegato a piedi dall’autovettura al luogo dell’incidente, le condizioni meteo, le condizioni del terreno ossia se è prato, bosco, roccia, piano inclinato, luogo in piano ed aperto, la visibilità, la presenza di fili a sbalzo, tralicci, ecc e la presenza di vento. Nel caso intervenga l’elicottero, bisognerà predisporre un area libera da ostacoli suddetti di circa 40m. per 40m., sgomberare luogo da zaini, coperte e ciò che può volare. Accudire bambini e cani, restare fermi senza avvicinarsi all’elicottero e comunque mai avvicinarsi dalla parte posteriore ma anteriormente e lateralmente stando bassi. Per segnalare all’elicottero in volo che siete voi che avete bisogno di aiuto, ponetevi con le braccia alzate ad “Y” e possibilmente con la schiena controvento. Per segnalare la direzione del vento si può attaccare anche un foulard ad un bastone, arbusto ecc. restando fermi fino a che il velivolo non è ad una cinquantina di metri, poi, ci si allontana ed accucciati si attendono indicazioni.

Nell’allertare i soccorsi, il 118 in questo caso,è fondamentale mantenere sempre e comunque la calma.

MALTEMPO IN MONTAGNA

Durante le escursioni estive lungo i sentieri del Parco ed in montagna in generale, può capitare di imbattersi in un temporale e se non si ha un riparo, potrebbe configurarsi una situazione di pericolo.

Innanzitutto è buona norma documentarsi sulle previsioni meteo su siti attendibili a previsione locale che riescono a segnalare  anche i frequenti temporali pomeridiani delle ore più calde. Questi temporali possono essere violenti con fulmini e tuoni. In caso di fulmini, evitate di soffermarvi in cresta o sulla vetta, e nel caso di assenza di ripari quali grotte o rifugi accucciarsi a terra cercando di stare con la minor porzione di corpo possibile a contatto con il terreno, sedendosi ad esempio sullo zaino possibilmente asciutto. Bisogna isolandosi dal terreno di evitare le correnti residue. Nel caso siate un gruppo numeroso, bisognerà evitare di stare insieme scongiurando così di creare correnti di aria calda che essendo meno densa sale e potrebbe attirare il fulmine. Bisogna evitare di tenere oggetti metallici quali bastoncini, piccozze, telefoni cellulari in quanto possono essere buoni conduttori di elettricità. Bisognerà evitare inoltre alberi solitari, spuntoni rocciosi; la tenda non è un luogo sicuro soprattutto se sotto una roccia sporgente o un albero. Anche i teli termici albuminizzati possono essere conduttori e quindi da evitare. Se sentite pizzicare la pelle o avvertite una carica elettrica sono sintomi che il fulmine potrebbe colpire e ricordate che l’inizio e la fine del temporale sono i momenti più pericolosi. Bisognerà cercare quindi riparo in una grotta, restando qualche metro all’interno, in un rifugio evitando di stare a contatto delle pareti ed eventualmente in un bosco soprattutto se fitto, cercando ci individuare le piante meno alte. Ricordate queste due regole per i temporali:

situando il viso controvento individuo dove è  il temporale più prossimo. Così si determina il centro del temporale. nei quadranti occidentali Il temporale probabilmente ci raggiungerà; nei quadranti orientali probabilmente non ne saremo interessati;
Vi è maggior pericolo se il tempo intercorso tra lampo e tuono è minore di 30 secondi, e che si dovrebbe essere più sicuri del temporale passato solo dopo 30 minuti dall’ultimo tuono.

MUOVERSI IN UN AMBIENTE INNEVATO

Praticare escursioni in periodo invernale, con innevamento, richiede particolare attenzione.

Quando si è sicuri dalle valanghe in ambiente innevato?La totale sicurezza su pendii, in presenza di neve, non si ha mai.  E’diffusa  la convinzione che se c’è poca neve si rischi molto meno. In realtà dati statistici indicano che negli anni di forte accumulo si verificano meno incidenti, rispetto a stagioni con meno accumulo. Questo in relazione al fattore vento che di solito trasporta la neve da un posto ad un altro. Quindi in prossimità di creste esposte alle correnti la neve può essere interamente rimossa, sulle vicine creste si formano le instabili cornici e nei versanti sottovento si possono formare accumuli molto spessi e instabili che possono innescare, a seguito di passaggi o caduta di cornici soprastanti o altri fattori climatici, anche grossi eventi valanghivi. A volte si tende a pensare alla valanga come uno scivolamento di neve da un versante piatto, ampio, privo di vegetazione e ci si sente al sicuro a valle, al riparo dai boschi. Effettivamente un bosco  adulto e fitto   garantisce protezione , ma attenzione, anche sulle piste pianeggianti di fondovalle stretti e con versanti pendenti,  ai canali privi di alberi che possono fungere da pistao meglio  zona di scorrimento per la valanga. In linea di massima camminare con le ciaspole in un versante poco pendente, convenzionalmente al di sotto dei trenta gradi e uniformemente boscato, dovrebbe essere relativamente sicuro.

Il Parco del Marguareis, che raccomanda di consultare sempre prima di escursioni invernali, il bollettino nivo - meteorologico  A.I.N.E.V.A. e le previsioni del tempo, collabora attivamente al monitoraggio con una stazione fissa di rilevamento quotidiano e alcuni campi neve in quota a cadenza settimanale curati dai Guardiaparco con raccolta e trasmissione dei dati da parte anche di personale tecnico, nel periodo invernale contribuendo così alla redazione del bollettino per offrire uno strumento in più alla sicurezza degli escursionisti, fruitori del Parco Naturale del Marguareis. 

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