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Pis del Pesio

Un salto di oltre 20 metri!

La cascata stagionale del Pis del Pesio è il fenomeno più spettacolare ed evidente del vasto sistema delle sorgenti del Pesio. Da questa imponente parete di roccia, scaturiscono le acque assorbite su un’area che varca lo spartiacque geografico e il confine di Stato.

Si tratta dello sbocco del troppo pieno di un torrente sotterraneo che raccoglie le acque della sovrastante Conca delle Carsene. Il getto d’acqua principale sgorga dalla grotta omonima (che si inoltra nella montagna per oltre un Km), saltando per oltre 20 m, mentre cascatelle minori escono con forza da piccole fessure della roccia. Il fenomeno si attiva solo stagionalmente, in occasione delle piene primaverili (aprile-maggio) o a seguito di grandi temporali.

Si stima che il percorso sotterraneo dell’acqua dalla zona di assorbimento (Conca delle Carsene) e settore di Pian Ambrogi (alta val Roia)al settore sorgivo sia  di  oltre 4 Km per un dislivello massimo di quasi 1.000 m. La spettacolare cascata, alta più di 20 m, si può osservare nel periodo primaverile ( in seguito alla fusione nivale nelle aree assorbenti) o dopo abbondanti piogge. Durante i periodi di magra le acque sotterranee del Sistema del Pis del Pesio tornano alla luce presso le sorgenti perenni ubicate ai piedi della parete rocciosa, nascoste dai detriti. In seguito ad abbondanti apporti (fusione nivale o intense precipitazioni) le sorgenti perenni non riescono a smaltire l’enorme flusso idrico: l’acqua risale per diverse decine di metri la rete carsica sotterranea fino a raggiungere l’ingresso del Pis, attivando la spettacolare cascata.

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Pis del Pesio
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La grotta del Pis del Pesio

La grotta che si cela oltre la soglia da cui sgorga la cascata è lunga quasi 2 Km. E’ una cavità quasi completamente orizzontale, con una galleria principale di ampie dimensioni, intervallata da limpidi laghetti, percorsa a tratti dal torrente sotterraneo. Addentrandosi verso l’interno della montagna, la grotta prosegue con un percorso sommerso, in un alternarsi di sifoni, che gli speleosub hanno esplorato per circa 500 m, risalendo la corrente del torrente sotterraneo.

Ad un livello superiore, si conoscono diversi rami fossili che si approssimano alla parete esterna: sono le vecchie vie dell’acqua, ora del tutto abbandonate. Le esplorazioni per trovare il collegamento tra i rami superiori fossili e il livello attivo della sorgente sono ancora in corso e richiamano speleologi da tutta Europa.

Le esplorazioni

Le prime osservazioni scientifiche risalgono alla fine del 1700, ad opera del Nallino, che descrive in estrema sintesi il sistema idrologico delle Carsene nell’opera “il corso del fiume Pesio”.

La prima esplorazione documentata del pis del pesio è datata 29 agosto 1905, per merito del cavalier Vittorio Strolengo, escursionista, alpinista e cacciatore, grande amante del Marguareis e della valle Pesio, che con un ardito sistema di tronchi d’abete, raggiunge l’ingresso della risorgenza e si addentra  nella grotta fino al primo lago. L’impresa fu documentata da Fritz Mader, compagno di spedizione, che ne pubblicò il resoconto sulla rivista Mensile del CAI del 1906, suscitando anche l’interesse del celebre geologo fossanese Federico Sacco. Sempre Strolengo è protagonista  di una esplorazione nel 1909, che consente il superamento dei primi laghi per mezzo di una zattera e la redazione del primo rilievo della cavità. Nel 1937 è la volta degli esploratori locali guidati da don Marabotto, parroco di una borgata di Chiusa di Pesio, con la collaborazione dell’Ing. Gino Rodella, genovese, che progetta una zattera smontabile per superare i laghi. All’inizio degli anni ’60, con la nascita della speleologia organizzata, la grotta torna ad essere esplorata, anche con tecniche speleosubacquee e nel 1971 il Gruppo speleologico Alpi Marittime di Cuneo stende il primo rilievo completo della cavità. Nell’ultimo decennio del secolo scorso si sono susseguite spedizioni speleosubacquee grazie a gruppi speleo liguri, pimontesi, belgi e francesi, che hanno permesso di conoscere cosa si nasconde al di là dei sifoni, verso il cuore attivo di questo vasto sistema.

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