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PERCORSO STORICO DELLA ROCCARINA

Il percorso storico si configura come un puntiforme “Ecomuseo” diffuso in un piccolo territorio, che ha il suo elemento focale nell’altura del Castellar enfatizzata dalla sottostante voragine dell’antica cava. In questo luogo nel corso dei secoli si sono insediate attività economiche significative quali la grangia agricola certosina, la cava e la fornace per la produzione della calce, la segheria dell’Opera Pia Parroci di Mondovì.

La zona è lambita inoltre dalla bealera Prata che alimentava le macine della Regia Fabbrica dei vetri e cristalli della Chiusa ed ancora oggi conduce l’acqua per l’irrigazione della pianura a valle dell’abitato di Chiusa Pesio.

L’itinerario ha infine due appendici che portano alla scoperta della vicina chiesa campestre di S.Anna e della originale palazzina di caccia del Mombrisone.

I ruderi della Grangia Certosina del Castellar, posti poco a monte dell’abitato di Chiusa di Pesio, sono stati recuperati dal Parco con un impegnativo intervento di consolidamento della struttura che ne ha preservato il possibile crollo, dovuto anche all’invasiva azione della vegetazione cresciuta in alcuni casi all’interno dei solai in pietra e mattoni.

Sulla parte aperta della Grangia si è provveduto ad evidenziare la muratura, in modo tale che sia nuovamente percepibile il perimetro esterno dell’edificio.

Sulla sommità del poggio, liberato dalla eccessiva vegetazione, è stata infine realizzata una struttura su pali in metallo con terminali ramificati a sostegno di una grande piattaforma in legno che permette, da un lato, l’affaccio dall’alto sulle strutture murarie della Grangia e, dall’altro, libera lo sguardo sulla valle e sull’anfiteatro della ex cava, trasformato in uno spazio per manifestazioni all’aperto.

La Grangia del Castellar di Chiusa di Pesio venne edificata nel 1206 su un sito dove la tradizione popolare vuole che si sia insediato il primo nucleo di certosini attendendo alla costruzione della Correria e della Certosa in alta valle. I certosini crearono un sistema di aziende agricole molto efficiente che si articolava in grange, concepite anche come simboli di autonomia politica sul territorio, gestite inizialmente in modo diretto at­traverso il lavoro dei Conversi e dei Donati.

Quando nel XVII secolo le proprietà, attraverso una costante politica di acquisti e donazioni, diventarono così grandi e numerose da rendere indispensabile l’assunzione di personale esterno, le grange furono modificate trasformando la parte dedicata ai conversi in spazi per gli affittuari.

In un contratto del 1733 stipulato dai certosini con i mezzadri si legge fra l’altro che questi dovranno tenere “sempre la strada aperta e transitabile sia a cavallo sia a piedi dalla detta cappella di S.Anna nella detta cascina del Castellano e da questa al presente luogo della Chiusa, come si sarà tenuto a custodire con tutta diligenza l’ospizio dei suddetti padri in ultimo luogo costruito con dormire, e far sempre dormire una persona in detto ospizio che possa quello custodire e mai dar ricovero ad alcuno nel medesimo salvo i padri ed i loro agenti”

Come sostiene quindi Rachele Vicario in “Boschi e Rovine – recupero dei resti della grangia certosina del Castellar” 2006 Politecnico di Torino, si suppone che la cappella sia stata conservata a lungo forse per la funzione di ricovero per i frati in viaggio tra la montagna e la pianura che mantenne il Castellar.

A preludio delle requisizioni napoleoniche di pochi anni dopo, nel 1798 il Castellar, con una pertinenza di 74 giornate di terra, viene descritto nei “Testimoniali di Visita” come una “casa rustica con cortile, seccatoio, pic­cola casa per i religiosi della certosa e, più in alto su una montagnetta le fornaci, la stalla e in piano un altro seccatoio, l’aia e l’orto”.

La parte dell’edificio utilizzata dai frati in viaggio era “composta da quattro camere con una cappelletta e sulla e sulla facciata la scritta Mater Misericordiae, 1748, sopra il dipinto a fresco.

Quattro anni dopo l’antica grangia, con tutti gli altri beni certosini, viene venduto a privati ed il Castellar, come ricorda lo storico Giovanni Battista Botteri nelle ottocentesche “Memorie storiche e Statuti Antichi di Chiusa di Pesio”, viene acquistato dal “conte Francesco Giordana di Peveragno, il quale preso dalla bellezza e dalla salubrità del sito, vi piantò sul pendio meridionale una graziosa vigna e vari alberi da frutto, dai quali ricavava frutti saporitissimi”.

Quello stesso pendio che il Parco, in accodo con i proprietari, intende gradatamente ripulire dalla folta e disordinata vegetazione riportandolo all’aspetto di un dolce pendio che evidenzierà ancora di più il profilo dell’antichissimo insediamento certosino.

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