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La neve

Fine autunno, inizio inverno, la temperatura oscilla di poco intorno allo zero anche a mezzogiorno, il cielo diviene grigio, gli alberi hanno momentaneamente terminato il ciclo della fotosintesi e sembrano scheletri avvizziti senza vita, le sciarpe celano nasi infreddoliti e dolcemente iniziano a precipitare silenziosi piccoli fiocchi di neve. Da minuscoli, radi e lenti iniziano la corsa dal cielo a terra sempre più numerosi e rapidi fino a uniformare con un manto soffice, strade, case, alberi, colline e ad accumularsi soprattutto sulle montagne.

Ma, cosa sono i fiocchi di neve?  Provengono dalle nubi che sono composte da migliaia di minuscole goccioline di vapor d’acqua. Proprio queste gocce d’acqua  per l’aria fredda, sublimano, quindi gelano, attorno ad un nucleo di congelamento che potrebbe essere un granello di polvere, di sabbia o di cenere.

Ogni goccia d’acqua, gelando intorno al proprio nucleo , ingrossa divenendo un cristallo di ghiaccio e assumendo forme particolari con strutture ben definite generalmente con una faccia piatta e compatta e spigoli e vertici affilati. Lo sviluppo del cristallo è condizionato nell’atmosfera dalla temperatura e dal grado di umidità che possono favorirne la crescita sui lati, verso l’alto o sugli angoli.

Curiosamente, le sostanze che si tramutano in cristalli, si presentano ognuna con un determinato numero di spigoli e facce, l’acqua ghiacciando si trasforma in cristalli a sei vertici, quindi il fiocco di neve composto da cristalli d’acqua ha sei vertici ben visibili all’occhio umano con una lente di ingrandimento.

Tuttavia, a causa del vento, i cristalli raramente giungono al suolo interi modificando la loro struttura durante la caduta, quindi dopo pochissimo tempo il cristallo inizia la sua metamorfosi.

Una volta al suolo, la neve si accumula, formando uno strato di neve più o meno spesso in base alla durata della precipitazione, all’intensità e al peso della neve condizionato dalla temperatura dell’aria. Questo strato di neve prende il nome di manto nevoso.

 

Il Bollettino Nivo - Meteorologico

L’insieme dei rilievi giornalieri e settimanali, con un attenta ed esperta analisi ed incrocio dei dati raccolti, l’andamento climatico e le previsioni meteorologiche, potranno indicare una valutazione abbastanza precisa del livello di rischio valanghe. Il grado di rischio valanghe lo si trova sul bollettino nivometeorologico.

Gli  escursionisti che proseguono le gite anche nel periodo invernale,  calzando le ciastre o svolgendo gite di sci alpinismo, dovranno fare sempre molta attenzione a dove andranno a passare, soprattutto alla pendenza ,  esposizione, alle condizioni atmosferiche, del manto nevoso e soprattutto dovranno consultare i bollettini nivo meteorologici dell’A.I.N.E.V.A., Associazione Interregionale Neve e Valanghe, che sono il risultato dell’elaborazione dei dati che pervengono dai tecnici qualificati,  sul territorio come i Guardiaparco del Parco Naturale del Marguareis, che monitorano costantemente l’evolversi delle condizioni del manto nevoso. I rilievi vengono svolti ogni mattina, da dicembre ad aprile, nel campo neve di Madonna d’Ardua con la raccolta dei dati delle ultime 24 ore, compilando il modello 1 dell’ A.I.N.E.V.A., e settimanalmente, in rapporto alle precipitazioni nevose e alle mutazioni del clima, sondando il manto nevoso con prove penetrometriche e analizzando i vari strati accumulatisi nel tempo e la tipologia dei cristalli presenti. Quest’ultimo rilievo comporta la compilazione di due moduli, il modello 2 e 3, che restituiranno un grafico e dati della durezza, temperatura, tipologia e stabilità del manto nevoso.

Il Parco del Marguareis, è una zona molto particolare in quanto , data la vicinanza al mare presenta un clima particolare che favorisce in alcuni casi il consolidamento  anticipato rispetto ad altre zone alpine del manto nevoso, tuttavia,  viste anche le quote ragguardevoli che raggiungono i versanti e soprattutto l’abbondanza delle precipitazioni rispetto ad altre località, risultano essere interessanti, dal punto di vista della raccolta dati e della variabilità di condizioni che si possono trovare in ambiti territoriali anche ristretti.

http://www.regione.piemonte.it/meteo/previs/dwd2/bollettino_valanghe.pdf

I Rilievi e la Ricerca nel Parco Naturale del Marguareis

Il Parco del Marguareis, che raccomanda di consultare sempre prima di escursioni invernali, il bollettino nivo - meteorologico  A.I.N.E.V.A. (http://www.aineva.it/) e le previsioni del tempo, collabora attivamente al monitoraggio con una stazione fissa di rilevamento quotidiano e alcuni campi neve in quota a cadenza settimanale curati dai Guardiaparco con raccolta e trasmissione dei dati da parte anche di personale tecnico, nel periodo compreso  dal primo Dicembre al trenta Aprile.

 

Il Manto Nevoso ed i Metamorfismi

Il manto nevoso, adagiato al suolo e apparentemente uniforme e stabile, subisce delle trasformazioni determinate dal metamorfismo dei cristalli al suo interno. La causa principale di queste mutazioni è la temperatura dell’aria. Infatti se si hanno temperature fortemente negative, i primi strati di neve a contatto con l’aria saranno freddissimi mentre si avranno temperature prossime allo zero negli strati in profondità, verso il punto di contatto con il suolo.

La differenza di temperatura all’interno del manto, in rapporto allo spessore, è definito gradiente . Tanto più esso sarà elevato, maggiormente è favorito un processo di trasformazione dei cristalli detto metamorfismo costruttivo. Come di ce il termine questa trasformazione favorisce la “costruzione” dei cristalli  verso  forme sfaccettate o a calice negli strati medi e basali. In superficie, con temperature molto basse, si avrà la formazione della brina di superficie, dovuta alla cristallizzazione dell’umidità dell’aria nelle ore più fredde della giornata.

Il procedimento inverso al metamorfismo costruttivo, è il metamorfismo distruttivo, che si ha con temperature dell’aria prossime allo zero. Avendo così  nel manto nevoso un basso o bassissimo  gradiente, come risultato si avrà un arrotondamento dei cristalli, che prendono il nome di grani arrotondati,  e un progressivo assestamento del manto nevoso.

Con giornate di sole tiepide, temperature positive, irraggiamento  si raggiungerà una temperatura del manto nevoso di zero gradi centigradi grazie alla quale si avrà la fusione dei grani e il processo detto metamorfismo da fusione, tipico delle giornate primaverili o di versanti esposti.

Si deduce quindi che i vari strati nevosi che si sovrappongono, ognuno influenzato da temperature, esposizione, periodi più o meno freddi, possono avere caratteristiche fisiche e meccaniche molto diverse. Ecco che si deve immaginare il manto nevoso come una sorta di torta a strati che possono essere più o meno legati fra loro. Quando si osserva il manto nevoso su un versante dobbiamo immaginarlo come un fluido molto denso influenzato dalla temperatura e dalle forze che intervengono su di esso.

Tenendo conto di tutto ciò si ricava che strati differenti, che si comportano come fluidi, su pendii ripidi dove si sviluppano forze e tensioni non sempre in equilibrio, possono dare origini a masse di neve che slittando sugli stessi pendii, precipitano a valle provocando in alcuni casi danni lievi o gravi a persone o cose; questo fenomeno è conosciuto come valanga o slavina.

Le valanghe

Quando si è sicuri quindi che non si verifichi l’evento valanghivo?

Probabilmente la totale sicurezza, in presenza di neve, si ha al centro di una vasta landa pianeggiante. 

Una distinzione grossolana ci può essere fra le valanghe immediate, che cadono già durante le nevicate, e quelle che si staccano a seguito dei metamorfismi sopra descritti, ai fattori meccanici e fisici e anche al passaggio di un uomo o animale.

Diffusa  è anche la convinzione che se c’è poca neve si rischi molto meno. In realtà dati statistici indicano che negli anni di forte accumulo si verificano meno incidenti, rispetto a stagioni con meno accumulo. Questo in relazione al fatto che in montagna, un fattore che influenza pesantemente le valanghe è il vento che di solito trasporta la neve da un posto ad un altro. Ecco che in prossimità di creste esposte alle correnti la neve può essere interamente rimossa, sulle vicine creste si formano le instabili cornici e nei versanti sottovento si possono formare accumuli molto spessi e instabili che possono innescare, a seguito di passaggi o caduta di cornici soprastanti o altri fattori climatici, anche grossi eventi valanghivi.

La previsione valanghe, si evince che è complicata, proprio per tutte queste variabili. Anche nello stesso territorio, per diversità e variabilità degli eventi climatici da una stagione all’altra, si possono avere condizioni estremamente diverse.

A volte si tende a pensare alla valanga come uno scivolamento di neve da un versante piatto, ampio, privo di vegetazione e ci si sente al sicuro a valle, al riparo dai boschi. Effettivamente un bosco  adulto e fitto   garantisce protezione , ma attenzione, anche sulle piste pianeggianti di fondovalle stretti e con versanti pendenti,  ai canali privi di alberi che possono fungere da pistao meglio  zona di scorrimento per la valanga. In linea di massima camminare con le ciaspole in un versante poco pendente, convenzionalmente al di sotto dei trenta gradi e uniformemente boscato, dovrebbe essere relativamente sicuro.

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