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Istituzione del Centro di Documentazione dell’orso bruno delle Alpi occidentali “Livio Mano”

Il 30 luglio 2011 presso l’aula didattica del Parco  c’è stata la presentazione degli atti del convegno “Ar­cheologia e speleologia a confronto” e l’inaugurazione del Centro di Documentazione dell’orso bruno delle Alpi occidentali “Livio Mano” in seguito al ritrovamento di resti di Ursus arctos provenienti da questo territorio. Il progetto didattico legato a  questo centro è nato per una più ampia conoscenza della presenza dell’orso nelle Alpi Liguri e Marittime, attraverso la raccolta di tutte le informazioni, della bibliografia disponibile, il recupero di reperti di orso provenienti dal territorio o conservati presso enti e/o privati, lo studio, la datazione radiometrica e l’analisi completa dei resti, la valorizzazione e la fruizione dei risultati delle ricerche.

Foto Gallery
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Speleologia e archeologia a confronto

Un convegno ed una pubblicazione

Presentazione degli atti del convegno “Speleologia e archeologia a confronto”

Presentazione degli atti del convegno “Speleologia e archeologia a confronto” a cura del Soprintendente per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie, dott.ssa Egle Micheletto

Brevi conferenze sul tema:

L’orso: dall’animale al simbolo Daniele Ormezzano - Conservatore della Sezione di Paleontologia del Museo di Scienze Regionali di Torino

L’orso nell’immaginario dei Celti cisalpini Filippo Maria Gambari - Soprintendente per i Beni Archeologici della Liguria

Ricordare Livio Mano Sandra Viada - Direttore Servizio Musei e Spettacoli - Comune di Cuneo

Inaugurazione del Centro di Documentazione dell’orso bruno delle Alpi occidentali “Livio Mano” e visita a cura di Marica Venturino - Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizi

I singoli interventi possono essere scaricati nelle sezioni sottostanti

Documentazione

Intervento di Livio Mano - Archeologia e speleologia delle pareti

Questo contributo non vuol essere una relazione “canonica”, ma un invito agli speleologi affinché, tra le loro diverse attività, trovino il tempo per indagare le superfici delle grotte e per comunicare eventuali scoperte.

Si tratta, inoltre, di un augurio di buon auspicio, oltre che di un’ipotesi di lavoro, affinché le scoperte siano molteplici.

È sufficiente, infatti, sfogliare il catasto per rintracciare un’infinità di balme, gias, grotte e abissi presenti sul nostro territorio, per l’ana- lisi dei quali occorrerebbero anni di intensa ricerca2.

Se con l’espressione “archeologia delle pareti” si intende indicare l’indagine e lo studio dei segni lasciati dagli uomi- ni e dagli animali su superfici parietali nel corso del tempo, le immagini scelte a corredo di questo studio vogliono es- sere dei suggerimenti, degli esempi didattici che aiutino a comprendere meglio determinate azioni dell’uomo e del comportamento animale (Mano 1984, pp. 15-16).

Scarica il pdf sottostante per l'intervento completo.

Documentazione

L'escursione alla grotta Gnugnu

Ormea, colla dei termini - 10 giugno 2007 con esperienza di rilievo e documentazione di un contesto paleontologico Antonio Rocci Ris- Massimo Sciandra- Piera Terenzi- Raffaella Zerbetto

Nell’ambito del Convegno “Speleologia e archeologia a confronto” (Chiusa di Pesio, 9-10 giugno 2007) gli organiz- zatori avevano previsto nella giornata del 10 giugno 2007 un’escursione alla

grotta Gnugnu (Ormea, Colla dei Termini), in collabora- zione con la Società Speleologica Italiana (42° stage di 3° livello CNSS-SSI riconosciuto dalla Società Speleologica Italiana), con un’esperienza pratica di rilievo e di docu- mentazione di un contesto paleontologico conservato sul fondo della cavità, conclusasi tragicamente con la morte di Livio Mano.

Nonostante la drammaticità dell’evento e proprio nel ri- cordo di Livio Mano e delle tante comuni riflessioni sull’op- portunità e sull’importanza di un confronto sul campo tra speleologi e archeologi e/o paleontologi, per aumentare il senso di consapevolezza scientifica e di rispetto della nor- mativa vigente in materia di beni archeologici e paleonto- logici in coloro che frequentano, con altre finalità, grotte e cavità naturali, è stato deciso di pubblicare i diversi con- tributi che illustrano e commentano quella esperienza di condivisione (Marica Venturino Gambari).

L'intervento completo nel pdf sottostante

Documentazione

L'orso bruno nel cuneese: storia di un rapporto millenario

Intervento a cura di Antonio Rocci Ris- Giuliano Villa- Giacomo Giacobini

Il presente lavoro è stato realizzato nel conte- sto del progetto “Quando c’erano gli orsi...” che ha preso avvio nel 2003 in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte, l’Ente di Gestione Parchi e Riser-

ve Naturali del Cuneese e l’Università degli Studi di To- rino nell’ambito del Programma di Interventi Ambientali 2002 finanziati dalla Provincia di Cuneo1. L’interesse dello studio è stato quello di ricostruire la presenza dell’orso nella nostra regione, in particolare nelle Alpi Marittime (fig. 1), dalla sua comparsa in tempi preistorici all’estin- zione in tempi storici, attraverso lo studio paleontologico e tafonomico di reperti trovati in Piemonte. I resti di orso bruno oggetto dello studio, rinvenuti in parte da membri di gruppi speleologici nel corso delle loro attività, sono conservati presso il “Centro di documentazione sull’orso bruno” presso la sede dell’Ente di Gestione Parchi e Ri- serve Naturali del Cuneese a Chiusa di Pesio. Altri reperti, invece, sono stati analizzati presso musei piemontesi: il Museo di Antichità (dove sono conservati i reperti pro- venienti dagli scavi effettuati dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte ad Aisone), il Museo Na- zionale della Montagna e il Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino, il Museo Civico di Cuneo e il Museo Geospeleologico di Garessio.

Il resto dell'intervento nell'allegato sottostante.

Documentazione

L'orso e l'archeologia

Alcuni esempi dalla preistoria al medioevo A cura Francesco Rubat Borel

Quando ho assunto l’impegno di presentare le testimonianze archeologi che dell’orso credevo di trovarmi di fronte a un lavoro sì complesso, ma tutto sommato facile. Di certo, pensavo, l’animale più grosso dell’antica Europa, il maggiore carnivoro del nostro continente, ha lasciato un gran numero di reperti, di raffigurazioni: crani, scheletri, artigli, statue, dipinti ... e poi miti, leggende, menzioni nella letteratura ... E invece fin da subito ho dovuto accorgermi che non è affatto così. 

Il resto dell'intervento nel pdf allegato

Documentazione

Intervento di Livio Mano - Le grotte "ad orso" nel Piemonte meridionale

L’orso delle caverne pare essersi evoluto dalla specie Ursus deningeri VON REICHE- NAU del Pleistocene inferiore e medio; ha avuto un forte sviluppo nella prima e nella seconda fase della glaciazione del Würm,indicativamente 80.000-40.000 mila anni fa, con graduale diminuzione per poi arrivare alla scomparsa negli ultimi millenni della glaciazione (Mano 2006, in particolare p. 49). Per ciò che concerne l’etologia della specie, dalla documentazione archeologica si evince che l’orso delle caverne abitava in un’area geografica abbastanza ristretta e che la sua presenza in alcuni territori, come in Inghilterra o in Spagna, era assai limitata; in Italia la specie non è conosciuta a sud di Montecassino (il punto più orientale che termina con una lingua); ad oriente il limite della sua espansione è compreso entro uno stretto settore ad est del Mare di Azov (Mano 2006, p. 51, con riferimento a Kurten 1986).

L'intervento completo nel file in pdf allegato

Documentazione

Intervento di Pietra Terenzi - Metodi di ricerca e documentazione archeologica in grotta

Letteralmente il termine archeologia significa “studio e conoscenza dell’antichità”, anche se nel corso del tempo ha acquisito un significato più ampio che lega la conoscenza delle civiltà dei popoli antichi alla ricerca e all’analisi dei loro monumenti, dei loro prodotti artistici o d’uso comune. Dell’interesse per il passato nelle sue manifestazioni materiali si trovano alcune tracce già in antico.

Per citare solo gli esempi più noti, lo storico ateniese Tucidide, vissuto ad Atene nel V secolo a.C., ricorda come a Delo, durante il riassetto del famoso santuario, si fossero individuate delle tombe che erano state riconosciute come “carie” a causa del loro corredo e, in età romana, sappiamo dalle fonti che l’imperatore Claudio (10 a.C - 54 d.C.) era noto come studioso per avere scritto un trattato sugli Etruschi.

L'intervento completo si può scaricare nel pdf sottostante

Documentazione

Quando la speleologia incontra l’archeologia

a cura di Marica Venturino Gambari

Il progetto “Quando c’erano gli orsi ...” è stato attivato dalla Soprintendenza per i Beni Archeo- logici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie e dal Laboratorio Territoriale di Educazione Am- bientale dell’Ente di gestione Parchi e Riserve Naturali Cuneesi di Chiusa di Pesio, con la collaborazione del Laboratorio di Paleontologia umana del Dipartimento di anatomia, farmacologia e medicina legale dell’Univer- sità di Torino e di Gruppi speleologici piemontesi e liguri; esso ha preso avvio nel 2003 nell’ambito del “Programma di Interventi Ambientali 2002” finanziato dalla Provincia di Cuneo.

Documentazione
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